Perché sono un coach?

Per me è importante raccontarti per quale motivo ho scelto di essere un coach. È importante perché spiegare il Senso profondo di quello che faccio rappresenta l’essenza stessa del coaching, attraverso ciò che significa per me e ciò che posso e intendo realizzare tramite questo strumento.

Dunque, dicevamo… Perché sono un coach? Per passione. E per me passione significa coerenza fra chi sono e quello che faccio. Significa convergenza fra talento, realizzazione, utilità e appagamento. Significa espressione delle mie attitudini attraverso azioni concrete per consentire agli altri ed a me stesso di vivere la vita pienamente.

Quanto ho appena condiviso, si collega alla ragione per cui lo faccio, quello che i professionisti della comunicazione definiscono vision. E la mia vision, ovvero l’intento della mia vita, è quello di contribuire alla realizzazione di una società rispettosa delle libertà personali, che valorizza le peculiarità individuali e che promuove l’evoluzione dell’essere umano. Potrebbe apparire un obiettivo ambizioso, e forse lo è, ma che senso avrebbe avere una visione della vita edulcorata, invece di renderla coerente con l’autenticità della propria natura?

Da questo intento scaturisce il mio impegno, quello che i professionisti a cui ho accennato prima definiscono mission. L’impegno di essere un alleato discreto ed affidabile nel supportare le persone ad esprimere i propri valori e le proprie attitudini per affermare se stesse..

Ed il senso di questo mio impegno sentito, autentico e profondo, affonda le radici in una motivazione per me molto chiara e precisa: chi riacquista la fiducia in se stesso, innesca un dialogo intimo e personale che fa crescere la consapevolezza, mezzo per ritrovare l’armonia che conduce all’equilibrio, dal quale scaturisce un rinnovato stimolo per confidare nelle proprie risorse.
E allora si può riprendere fra le mani il timone della propria vita, per concedersi il diritto di scegliere, da cui deriva appagamento. Un ciclo virtuoso sostenuto da un’evoluzione progressiva che genera serenità, dove l’essenziale è Essere e non dover essere. Questo distacco dalla pressione che proviene dall’esterno, compensata dalla forza che si genera dall’interno, manifesta la libertà individuale. E le persone libere contribuiscono alla realizzazione di una società rispettosa delle libertà personali, che valorizza le peculiarità individuali e che promuove l’evoluzione dell’essere umano.

Se ti interessa approfondire l’argomento, puoi scrivermi a coaching@fabriziodepaoli.com e ti risponderò con piacere!

Oppure puoi trovare un po’ di informazioni sul mio blog, sul mio sito e sulla mia pagina Facebook.

Se invece ti interessa avviare un percorso di coaching, puoi inviarmi senza impegno il form compilato e ti ricontatterò al più presto!

Inoltre, se vuoi comprendere meglio cosa sia il coaching, come funzioni e se possa fare al caso tuo, ho pubblicato una breve guida pratica intitolata Come funziona il coaching e quando può essere utile, diponibile in versione cartacea e e-book.

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Storie di coaching – “Più tempo”

“Ho valutato un po’ l’approccio del coaching e ritengo possa essere il supporto che mi serve per la mia esigenza: trovare più tempo per me stessa. Quando hai tempo per qualche sessione?”

L’incontro con Anna, professionista freelance che aveva approfondito in maniera autonoma il processo di coaching esplorandone consapevolmente le opportunità, si avviò con la condivisione dell’esigenza di avere tempo da dedicare ai suoi interessi.

Le esplorazioni iniziali permisero di focalizzare meglio il suo obiettivo: “voglio gestire il mio tempo in modo più efficace, per non perdere momenti preziosi che potrei dedicare alle mie passioni”.

Quindi, dopo l’esplorazione su quale fosse la sua definizione di efficace e di momenti preziosi, ci avviammo verso l’approfondimento di tale obiettivo e come poterlo realizzare. Ciò che emerse dalle sessioni successive è una variazione progressiva, anche se parziale, dell’obiettivo, il che mi suggerì di esplorare ulteriormente e più in profondità le sue intenzioni e la sua volontà.

Emersero due elementi principali da parte mia: la necessità di sottolineare nuovamente il valore della definizione, della scelta e del mantenimento dell’obiettivo ed anche rammentare l’importanza dell’autonomia del coachee durante e soprattutto al termine di un percorso di coaching.

Evidenziai i succitati aspetti principalmente per un motivo: l’impulso che aveva spinto Anna ad avviare un percorso di coaching sembrava essere in realtà la necessità di essere ascoltata, che di per sé non è avulsa dai principi del coaching, ma non essendone l’intento precipuo, avrebbe potuto innescare una dipendenza nei confronti della relazione di coaching, che è agli antipodi del metodo stesso.

Pertanto, onde evitare questa eventualità, fu essenziale rammentarle il mio obiettivo di renderla consapevole, motivata ed autonoma al più presto nel perseguimento del suo obiettivo. Tale chiarimento permise di riportare la conversazione nel contesto opportuno e consentì ad Anna di raggiungere e mantenere i suoi propositi con soddisfazione.

Ho sentito recentemente Anna, che ha inegrato l’approccio del coaching nella sua vita privata, agendo anche da coach per se stessa in alcuni casi. È appagata per la riconquistata autonomia e continua a lavorare per preservare il tempo di valore da dedicare a ciò che per lei è importante.

Questa storia di coaching è tratta dal mio libro Come funziona il coaching e quando può essere utile, che ti offrirà la possibilità di esplorare il metodo con un approccio semplice, diretto e con l’ausilio di ulteriori esempi pratici tratti da casi reali.

Per informazioni, scrivimi a info@fabriziodepaoli.com e ti ricontatterò con piacere.