Le 10 domande più frequenti sul coaching

1 – Qual è il ruolo di un coach?

Il ruolo del coach è quello di accompagnare il cliente (coachee) all’incontro con le proprie risposte per il raggiungimento dei propri obiettivi, attraverso un processo creativo che stimola la riflessione orientato al potenziamento delle risorse personali.

2 – Un coach è uno psicologo?

Assolutamente no. È un distinguo importante da tenere a mente dal punto di vista etico e delle aree di pertinenza a beneficio dei clienti che cercano professionisti per esigenze specifiche.
Il coach non è uno psicologo perchè ha un percorso formativo differente, orientato a realizzare una professionalità con funzioni differenti.

3 – Il coach si mette in gioco durante il percorso di coaching?

Il coach non solo si mette in gioco, ma si pone in uno stato di neutralità assoluta e di non conoscenza come se fosse bendato, per lasciarsi condurre dal coachee nell’esplorazione con una completa fiducia nel processo di coaching e nelle potenzialità del cliente.

4 – Quanto dura un percorso di coaching?

Il percorso di coaching si svolge in un lasso temporale contenuto che corrisponde ad alcune sessioni di circa un’ora ciascuna, la cui frequenza è definita in base alle esigenze del cliente.

5 – Quando è utile rivolgersi ad un coach?

Un coach è utile quando si vuole raggiungere un traguardo personale, con l’esigenza di definire accuratamente l’obiettivo al fine di renderlo realizzabile, con l’inclinazione alla riflessione per ampliare la consapevolezza di sé, con l’intento di esplorare le diverse opzioni in modo approfondito per espandere la prospettiva, con la volontà di assumersi l’impegno di agire per concretizzare le proprie risorse.

6 – Dopo quanti incontri si iniziano ad ottenere i primi risultati?

Non esiste evidentemente una risposta assoluta, perché il numero delle sessioni non è predefinito e dipende dagli obiettivi sui quali il coachee intende lavorare, l’intensità dell’impegno che viene profuso da parte sua e l’evoluzione delle proprie intenzioni, ma risultati tangibili attinenti all’evoluzione della consapevolezza di sé si possono manifestare fin da subito, come avviene nel caso di singole sessioni focalizzate su temi specifici e circoscritti.

7 – Cosa significa esattamente “coach”?

L’etimologia del termine risale all’ungherese prima ed all’inglese successivamente ed indica una carrozza o, più recententemente, un autobus per medie e lunghe percorrenze.

La metafora di questo mezzo di trasporto si traduce nell’opportunità di accompagnare le persone verso l’obiettivo che si sono prefissate, attraverso un rapporto paritario di collaborazione nel quale il coachee sceglie la destinazione verso la quale farsi accompaganre dal coach.

8 – Che differenza tra coach e motivatore?

Una delle differenze essenziali è costituita dal tipo di relazione. Mentre il coaching è basato su di un rapporto paritario di alleanza nel quale si esplorano e valorizzano le motivazioni del coachee, la conversazione motivazionale è fondata principalmente su di una interazione unidirezionale nell’ambito della quale il motivatore propone idee, soluzioni e princìpi che fondano le radici nella propria esperienza.

9 – Cosa succede se non c’è affinità tra coach e cochee?

Il coachee che non trova affinità con il coach ha la libertà di valutare, in qualsiasi momento del percorso, se questa carenza possa compromettere l’efficacia che si attende e scegliere di interrompere o proseguire con le sessioni. Il coach, in modo speculare, ha il dovere di valutare se la carenza che ravvisa possa compromettere l’efficacia della sua professionalità ed agire di conseguenza.

10 – È possibile che si instauri una relazione di dipendenza tra coach e cochee?

È un aspetto delicato sul quale il coach ha il dovere di vigilare affinché ciò non avvenga. Il percorso di coaching ha la funzione opposta, quella di rendere il coachee autonomo nei confronti dei propri obiettivi in breve tempo.

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