Quando la realtà non coincide con le nostre aspettative

Realtà. Tutto parte da qui. Dalla definizione che abbiamo di essa e dalle infinite versioni che esistono di essa, tante quanti sono gli esseri viventi di questo pianeta.

Le aspettative derivano dalla versione che abbiamo della realtà, la nostra realtà che non è più o meno autentica di quella degli altri, ma è nostra e come tale non sempre coincide con ciò che accade intorno a noi.

Viene, quindi, da domandarsi se una realtà univoca, comune e condivisa esista. Tale realtà esiste oppure è un altro espediente necessario all’essere umano per afferrare l’inafferrabile, per appagare la necessità di spiegare?

Penso che una realtà unica esista e che sia costituita dall’insieme di tutti i frammenti di realtà di cui ciascuno è custode, una composizione fatta di complementarietà e non di differenze, di prospettive e non di verità, di condivisione e non di imposizione.

Per avere una visione sempre più ampia della realtà che ci circonda e di cui facciamo parte, quindi, ritengo sia essenziale porsi e porre domande, cercare ed ascoltare, accogliere ed estendere lo sguardo un passo più in là dell’orizzonte.

Cercare risposte per ampliare la prospettiva, per comprendere i motivi per cui le nostre aspettative non sempre si riflettono nella nostra realtà, per armonizzare l’interno con l’esterno e viceversa, per conoscere ed accogliere ciò che siamo e, per mezzo di questa consapevolezza, accogliere gli altri.

Un processo di integrazione delle sfaccettature che ci compongono è lo strumento per estendere il nostro orizzonte ed includere altre realtà per completare la nostra. Trasformare una realtà nella quale non ci riconosciamo significa trasformare le nostre aspettative e renderle coerenti con le opportunità del mondo che ci circonda e che ci fa da specchio.

2 thoughts on “Quando la realtà non coincide con le nostre aspettative

  1. Suggestiva, creativa e poetica la tua proposta di “Realtà” Fabrizio.
    La “cosiddetta” realtà nella quale siamo immersi forse può essere percepita 1) dal fatto che respiriamo ( e quindi esiste un dentro di noi ed un fuori di noi ) e dal fatto che abbiamo A) la percezione propriocettiva e B) la percezione del movimento: mi colloco e mi sposto in qualche dove.
    Tuttavia ciò in cui siamo immersi non lo conosciamo affatto. Tanto meno abbiamo mezzi per farlo. Mi spiego con un esempio.
    Ciò che chiamiamo luce è un’elaborazione svolta dalla parte occipitale del nostro cervello (nel buoi della scatola cranica!) degli stimoli chimici che arrivano dall’organo di senso “occhio”.
    Paragoni simili per gli altri organi di senso.
    In buona sostanza ciò che c’è lì fuori è un mistero.
    E quest’ultima affermazione è per me molto attuale se solo riflettiamo su quanto stiamo vivendo in queste ultime settimane.
    Grazie per i tuoi spunti sempre originali e costruttivi di pensiero.
    Vittorio Balbi

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