Ti aspetto

Ho bisogno di scrivere
di condividere
di trasmettere

È il mio rifugio
È una modesta capanna sull’albero
semplice e poco stabile
ma è il mio castello

È piccola e di difficile accesso
ma vorrei avere incontri ogni giorno
accogliere visitatori ogni sera
e conversare
conoscere
ascoltare

Non c’è porta
non ci sono finestre
ma non fa freddo
Non è facile da trovare
ma solo perché è nascosta
dalle fronde di questa fitta foresta

Ma se leverai lo sguardo
e chiuderai gli occhi
Ascoltando la troverai

Ti aspetto

Il padre

Occhi innamorati
che osservano
mani forti
che sostengono
cuore in ascolto
che Sente

abbracci di vita
parole di conforto
sguardi di comprensione

Faro che indica il cammino
Fortezza che protegge dalle avversità
Rifugio che accoglie l’anima
e la proietta verso il suo futuro

Tratto da “Il sentiero dell’Anima – Emozioni”

Una simbolica conclusione

Oggi ho ricevuto dall’editore la prima bozza. Il viaggio verso il terzo libro è quasi compiuto. L’emozione è molta e si mescola ai ricordi di questa bellissima esperienza.

La gioia del raggiungimento di un obiettivo si intreccia alla tristezza di un ciclo che si conclude, ma quando l’invio di una bozza è accompagnata dalle parole che seguono, la nostalgia di un cammino che volge al termine si tramuta in gratitudine: “Mi pare che questo terzo libro rappresenti una simbolica conclusione. C’è, se possibile, una ulteriore presa di coscienza e responsabilità che dà il capogiro pensando al sogno.”

Volare

Sono sempre stato attratto dal volo. Forse per il senso di Libertà, forse per avere una prospettiva di osservazione differente, forse per allontanarmi dalla frenesia dei giorni o forse semplicemente perchè il volo è magia, fantasia e sogno.

Ho sempre amato volare su qualsiasi mezzo mi fosse stato possibile, dall’aereo di linea al piccolo monomotore, dall’aliante all’elicottero. Ma anche stare semplicemente con il naso in su a seguire il volo di un parapendio o di un aquilone, di un aereo acrobatico o di un uccello è qualcosa che ogni volta mi ha portato in alto.

Il sogno e la fantasia di bambino di potermi librare come un’aquila o un supereroe sono rimasti parte di me. Il volo come mezzo per viaggiare, scoprire, conoscere il mondo e me stesso, ma anche strumento per soccorrere qualcuno o semplicemente per ridurre le distanze.

Volare cancella i confini, dissolve i rumori, trasforma la percezione di sé e del mondo, ammette l’impossibile. E tanti sono i modi di volare oltre a quello fisico. Con i sogni, con la fantasia e con la magia di istanti custoditi nel profondo.

Emozioni leggère

Oggi avrei voluto postare una riflessione sulla foto vincitrice del World Press Photo 2017. Poichè il sabato è dedicato alle Emozioni, pensavo che un’immagine prestigiosa potesse essere il veicolo opportuno per parlarne. Poi ho visto la foto: la documentazione visiva di un evento tragico appena avvenuto. Allora ho cercato fra gli altri scatti premiati. La maggior parte narrano eventi o storie che infliggono profonde ferite nell’Anima.

Le immagini hanno il compito di raccontare, testimoniare, sensibilizzare, denunciare ed emozionare. E le emozioni possono essere gioia, tristezza, meraviglia e dolore. Gli eventi tragici fanno parte di questa vita. Ma anche quelli felici ne fanno parte. E come è importante testimoniare gli eventi avversi all’umanità dell’essere, così è fondamentale lasciare traccia di quelli favorevoli.

E allora ho scelto una foto che non ha vinto premi, ma che custodisce emozioni leggère, per librarsi e liberarsi dall’oppressione delle quotidiane sciagure e benché qualsiasi tipo di emozione faccia parte di noi e della nostra vita, preferisco porre una luce accanto a quelle che mi fanno stare bene.