Così lontano, così vicino: Coaching e Mentoring.

Molti aspetti accomunano queste due discipline. Entrambe costituiscono un supporto per aiutare, sostenere ed accompagnare chi intenda dirigersi e raggiungere i propri obiettivi. Entrambe si basano sull’ascolto autentico, privo di giudizio ed empatico del cliente. Entrambe prevedono un percorso di formazione e pratica necessaria a garantire l’adeguatezza della professionalità richiesta.

Cio che le differenzia è il coinvolgimento rispetto ai contenuti.

Il mentor partecipa attivamente all’eleborazione dei contenuti, contribuendo con la propria esperienza e condividendo tecniche, competenze e metodi atti a fornire al cliente gli strumenti necessari per raggiungere i propri intenti.

Il coach è garante del processo che conduce il cliente a trovare in sé le proprie risorse per il raggiungimento dell’obiettivo prefissato e si astiene dal contribuire ai contenuti, evitando di proporre suggerimenti, aree specifiche di approfondimento e tantomeno soluzioni basate su situazioni analoghe.

Il coach, con il proprio approccio di “non conoscenza” delle tematiche in oggetto, offre un approccio neutrale, lasciando al cliente un ampio spazio di esplorazione per ottenere i propri risultati, in base alle proprie intenzioni, alle proprie competenze, alle proprie risorse, alle proprie potenzialità.

Talvolta, se richiesto dal cliente, il coach può assumere la funzione di mentor, qualora ne abbia le competenze, per contribuire con la propria esperienza ad un tema specifico, ma chiarendo inequivocabilmente con il cliente che si tratta di una “parentesi” rispetto al percorso di coaching ed è da ritenersi una deviazione circoscritta per fornire il supporto richiesto. Se l’esigenza di mentoring dovesse essere più ampia, sarebbe necessario rivedere la relazione di coaching, separando con chiarezza i due percorsi, dedicando un percorso di mentoring specifico alle necessità (qualora il coach avesse anche tali competenze professionali) oppure coinvolgendo un altro professionista che possa supportare il cliente.

Ciò che è comunque essenziale da parte del professionista, coach o mentor che sia, è l’assoluta chiarezza riguardo alla funzione ed alle peculiarità di ciascun percorso, affinché il cliente possa operare una scelta che corrisponda alle proprie esigenze. Ed è altresì fondamentale rammentare che non si tratta di un confronto qualitativo, bensì di opportunità, ovverosia non si tratta di scegliere una professionalità migliore o più utile dell’altra, bensi quella più adatta a rispondere alle esigenze della situazione specifica.

Traducendo questa riflessione con una metafora, il coach è un compagno di viaggio esperto di escursionismo che accompagna il cliente a percorrere il sentiero che ha scelto di affrontare, il mentor è una guida esperta per un sentiero specifico che suggerisce al cliente il miglior modo di percorrerlo in base alla propria esperienza.

Per informazioni sul coaching, scrivimi a info@fabriziodepaoli.com e ti ricontatterò con piacere, oppure puoi scorrere le pagine del mio libro Come funziona il coaching e quando può essere utile, che ti offrirà la possibilità di esplorare il metodo con un approccio semplice, diretto e con l’ausilio di esempi pratici tratti da casi reali.

Controcorrente – parole allo specchio

La prima puntata di un nuovo ciclo di trasmissioni dal titolo CONTROCORRENTE.

Controcorrente per risalire il flusso verso la sorgente, controcorrente per esplorare al di là delle convenzioni, controcorrente per essere se stessi oltre le aspettative sociali.

Un avvio senza ospiti per condividere gli intenti, le riflessioni e le novità che mi hanno condotto a questo nuovo progetto, in continuità con il precedente.

La prima puntata ha per titolo parole allo specchio, perché, essendo da solo in studio, è stato come guardarmi allo specchio, riflettendomi nella vostra presenza al di là della telecamera.

Buon compleanno Maestro!

La malinconia mi si è seduta accanto quel giorno di maggio
un senso di vuoto senza nome bucò il silenzio
non capivo e non mi spiegavo quello smarrimento
mentre gli occhi si appannavano ed il respiro si tagliava
come un’incisione profonda, come uno strappo violento

Eppure il distacco è diventato vicinanza
nel Sentire dentro il silenzio una presenza
che oggi ti fa Essere tutto intorno e dentro
come se quel giorno che hai scelto per il tuo Viaggio
fosse l’inizio di una pioggia che tutto pervade e che oggi si manifesta
per moltiplicarsi in mille gocce e ciascuno toccare.

Grazie Maestro.
Sei nella Tua Musica e nei Tuoi Silenzi.
Non te ne andrai mai. Sei partito per restare.

Il coaching e il Viaggio dell’Eroe

Il percorso di coaching genera cambiamenti che derivano da un’evoluzione della consapevolezza e degli intenti, producendo autoconsapevolezza ed autorealizzazione. Questo percorso ha connotazioni che presentano analogie con il Viaggio dell’Eroe.

I miti, le leggende, le fiabe, le espressioni artistiche di tutti i popoli di tutte le epoche sono caratterizzate da Archetipi ed il Viaggio dell’Eroe è uno di questi, che si presenta con la stessa struttura in una storia narrata all’infinito, oltre il tempo e lo spazio, per raccontare il Viaggio all’incontro con il proprio Sé, un Viaggio per DIVENTARE ciò che si È.

Il Viaggio dell’Eroe è composto da tre fasi principali: i preparativi, il viaggio, il ritorno.

Nella prima fase, l’Eroe coglie la chiamata ad affrontare le proprie paure, generate dall’ignoto, che si frappone fra se stesso e le opportunità che il cambiamento potrà offrirgli.

La decisione di affrontare il punto debole, che lo limita nella realizzazione dei propri intenti e nell’appagamento dei propri bisogni e valori, lo conduce a varcare la soglia per intraprendere il viaggio; se deciderà di accogliere la chiamata, varcherà la soglia e darà inizio al viaggio in un mondo sconosciuto, nel corso del quale dovrà affrontare il suo antagonista, che rappresenta difficoltà, conflitti, insicurezze e dal quale potrà tornare soltanto a prova compiuta. Questo conflitto sempre più aspro, lo porterà al limite, dove avrà luogo lo scontro epico nel corso del quale dovrà vincere il proprio avversario, integrandolo nella consapevolezza di sé.

La prova estrema è compiuta. L’eroe può tornare a casa, ma non sarà lo stesso di quando è partito, perché la battaglia che ha scelto di affrontare per superare i propri limiti e raggiungere la propria destinazione, lo ha reso più forte nella consapevolezza e nell’accettazione della propria natura fatta di luci e di ombre, che coesistono per manifestare chi è attraverso la realizzazione del suo progetto di vita, scaturito dalla chiamata che è sorta dentro di lui.

La scelta di affrontare l’incertezza del cambiamento per seguire la propria vocazione, trasforma in eroe chi decide di affrontare questo viaggio. E che l’antagonista sia un drago o una difficoltà, che sia un demone o un’insicurezza, l’eroe potrà compiere la propria avventura, dalla quale ritornerà maggiormente consapevole di se stesso, delle proprie capacità e dei propri intenti.

Il percorso di coaching è un viaggio straordinario di scoperta e di evoluzione, dal quale si ritorna con nuove risorse su cui fare affidamento e nuove prospettive da condividere, per compiere l’impresa che abbiamo scelto per la nostra vita.

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Qualcosa di noi – l’armonia

Nel corso dell’ultima puntata prima della pausa estiva, parliamo di armonia con Elisabetta Bigo e lo Juvenilia Vox Ensemble.

Lo Juvenilia Vox Ensemble (Alessandra Rota, Chiara Losito, Chiara Cecire, Aurora Olivetti, Lorena Papparella, Gaia Accomo, Arianna Accomo, Costanza Longo, Cecilia Longo) è un coro giovanile polifonico diretto da Elisabetta Bigo e si è costituito nel settembre 2017.

Nasce in continuità con l’esperienza del Coro Juvenilia Vox, che aveva preso le mosse da un’attività corale didattica in collaborazione con il Quintetto Architorti di Pinerolo. L’Ensemble fa parte dell’organico della Cororchestra del Piemonte.

A partire dal 2019 si è dedicato in particolare allo studio e all’esecuzione del repertorio a cappella. Nel mese di ottobre 2018 l’Ensemble ha partecipato al Concorso Corale Nazionale “Città di Fermo”, conseguendo la menzione speciale come miglior gruppo vocale a voci pari. Nel 2019 ha vinto il terzo posto ex equo al Concorso Nazionale Corale Polifonico del Lago Maggiore.

Il coaching, un viaggio di scoperta e di evoluzione

Il coaching è certamente uno strumento prezioso per lavorare al raggiungimento dei propri obiettivi, attraverso il riconoscimento e la valorizzazione delle proprie potenzialità ed il consolidamento delle proprie motivazioni, ma costituisce anche l’opportunità per affrontare un viaggio unico ed entusiasmante verso se stessi.

I nuovi punti di vista che scaturiscono da un percorso di coaching, generano nuove consapevolezze, ampliando la prospettiva per mezzo di un panorama più ampio, che fornisce una connotazione di viaggio alle sessioni che si susseguono.

L’orientamento del coaching verso la destinazione che il cliente si è prefissata, realizza un movimento progressivo di evoluzione che rammenta le caratteristiche di un viaggio di scoperta, dove l’elemento essenziale è riconoscere e fare affidamento sulle proprie risorse, generando uno spazio inestimabile per stare con se stessi, per conoscersi meglio e per diventare ciò che si è, valorizzandosi.

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Qualcosa di noi – il dubbio

Giunti alla sesta puntata, conversiamo insieme a Michele Leone sul tema del dubbio.

Michele è laureato in Filosofia e studia Antropologia. Tra le sue passioni vi sono: il rapporto dell’uomo con il sacro, le Società Segrete, l’esoterismo, i Misteri, la Magia, l’enogastronomia e molto altro ancora.
Il suo intento di divulgare riguardo ai succitati temi, avviene attraverso numerosi libri pubblicati, conferenze, il suo sito, una Pagina Facebook ed una Pagina Patreon.

Qualcosa di noi – passato e futuro

“Qualcosa di noi” questa volta si arricchisce della partecipazione del duo Jazz Amore.

Eleonora Catalano (chitarra e voce) e Rossella Fanelli (voce e kazoo), artiste italiane residenti a Sidney che propongono un repertorio musicale italiano anni ’50, ’60 e ’70, sono mie ospiti per conversare sul tema della trasmissione: PASSATO e FUTURO.

Storie di coaching – “Più tempo”

“Ho valutato un po’ l’approccio del coaching e ritengo possa essere il supporto che mi serve per la mia esigenza: trovare più tempo per me stessa. Quando hai tempo per qualche sessione?”

L’incontro con Anna, professionista freelance che aveva approfondito in maniera autonoma il processo di coaching esplorandone consapevolmente le opportunità, si avviò con la condivisione dell’esigenza di avere tempo da dedicare ai suoi interessi.

Le esplorazioni iniziali permisero di focalizzare meglio il suo obiettivo: “voglio gestire il mio tempo in modo più efficace, per non perdere momenti preziosi che potrei dedicare alle mie passioni”.

Quindi, dopo l’esplorazione su quale fosse la sua definizione di efficace e di momenti preziosi, ci avviammo verso l’approfondimento di tale obiettivo e come poterlo realizzare. Ciò che emerse dalle sessioni successive è una variazione progressiva, anche se parziale, dell’obiettivo, il che mi suggerì di esplorare ulteriormente e più in profondità le sue intenzioni e la sua volontà.

Emersero due elementi principali da parte mia: la necessità di sottolineare nuovamente il valore della definizione, della scelta e del mantenimento dell’obiettivo ed anche rammentare l’importanza dell’autonomia del coachee durante e soprattutto al termine di un percorso di coaching.

Evidenziai i succitati aspetti principalmente per un motivo: l’impulso che aveva spinto Anna ad avviare un percorso di coaching sembrava essere in realtà la necessità di essere ascoltata, che di per sé non è avulsa dai principi del coaching, ma non essendone l’intento precipuo, avrebbe potuto innescare una dipendenza nei confronti della relazione di coaching, che è agli antipodi del metodo stesso.

Pertanto, onde evitare questa eventualità, fu essenziale rammentarle il mio obiettivo di renderla consapevole, motivata ed autonoma al più presto nel perseguimento del suo obiettivo. Tale chiarimento permise di riportare la conversazione nel contesto opportuno e consentì ad Anna di raggiungere e mantenere i suoi propositi con soddisfazione.

Ho sentito recentemente Anna, che ha inegrato l’approccio del coaching nella sua vita privata, agendo anche da coach per se stessa in alcuni casi. È appagata per la riconquistata autonomia e continua a lavorare per preservare il tempo di valore da dedicare a ciò che per lei è importante.

Questa storia di coaching è tratta dal mio libro Come funziona il coaching e quando può essere utile, che ti offrirà la possibilità di esplorare il metodo con un approccio semplice, diretto e con l’ausilio di ulteriori esempi pratici tratti da casi reali.

Per informazioni, scrivimi a info@fabriziodepaoli.com e ti ricontatterò con piacere.